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ningun título y tampoco subtítulo -_-'''...è un peccato per quelle promesse,
oneste ma grosse...
L.L. ho perso un weekend di politicaOggi tutti i giornali di sinistra e centro-sinistra, Manifesto, L’Unità, Repubblica (e anche gli altri) aprono con l’incontinenza verbale di Silvio Berlusconi, “Barack Obama abbronzato”. Si costernano, s’indignano, s’ingegnano e poi ovviamente gettano la spugna con gran dignità convinti di avere ragione.
E invece no. Hanno torto. Perché ancora una volta si sono fatti dettare la prima pagina da Berlusconi. Perché si sono abbassati una volta di più al registro buffonesco di Berlusconi invece di obbligarlo ad alzarlo quel registro (pare facile). Perché potevano aprire su di un altro grande tema, per esempio la macchina indietro (ma aspetto di leggere il testo per un giudizio più compiuto) del governo con il decreto legge sull’Università, oppure su di un altro grande tema, o (non sia mai!) con un’inchiesta originale.
Perché rispetto alle pur vergognose parole su Obama, hanno offerto il destro a Berlusconi perché l’opinione pubblica sempre più narcotizzata e ignorante non capisca e si domandi “ma in fondo che ha detto di male”, quando invece oramai di corruzione non si parla mai. Ci raccontano che affondare sulla corruzione non serve, perché alla gente non interessa più. Invece interesserebbe affondare sul razzismo? In ogni caso fanno vincere sempre lui che per un terzo è un dio, per un terzo è simpatico e solo per quell’ultimo terzo che se la canta e se la suona è un impresentabile. Perché (giornalisticamente) non riescono a capire che quando un argomento è stato sviscerato in tutte le sue forme non interessa più a nessuno leggersi la mattina dopo montagne di editoriali, più o meno arguti, brillanti, indignati, come se fossimo ancora al tempo di quando non c’era la tivù e i gol al lunedì li vedevi con le vignette sul giornale. Aprire con lo stesso tema con il quale chiudono i tiggì della notte è rassicurante per i quotidiani, ma non possono non capire che in questo modo sono solo l’ultima ruota del carro informativo che offre solo l’ennesima rilettura di quello che tutti abbiamo già visto (gratis) in tivù e in Internet. Quanta pigrizia vedo nell’accettare supinamente di essere quell’ultima ruota del carro eppure pretendersi centrali, spergiurare che senza stampa scritta non c’è libertà di stampa, di espressione e quindi o li compriamo o finisce il mondo. Se non capiscono che devono tornare a fare giornalismo e non fotocopie, se non capiscono che devono essere loro a dettare l’agenda invece di farsela dettare, per obbligare gli altri media a correr loro dietro e i lettori a comprarli, in questo limbo finiranno per morirci davvero. http://www.gennarocarotenuto.it/4358-lincontinenza-del-cavaliere-e-quella-della-stampa-di-sinistra-che-si-fa-dettare-lagenda-da-silvio-berlusconi/ venerdí 7 / 11 / '08
Citiamo direttamente, nella piccola raccolta da noi fatta, due interventi: quello di Valentina che, dopo aver affermato che tutta Firenze è con Obama (ah sì? Ha fatto la conta?), chiede che loro (gli statunitensi) liberino l'Italia dalla propria classe dirigente; oppure Giuseppe che invoca addirittura un intervento armato, chiedendo che gli USA facciano ciò che già hanno fatto all'Iraq e a Saddam Hussein.
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=474329&referrerid=10150
e il presidente polacco come può sapere i piani del Governo USA?? credo di essermi persa un weekend... IL 7, 8 E 9 novembre a Pzza 500 RomaCASA ROMANIA APRE LE PORTE IL 7, 8 E 9 NOVEMBRE
A ROMA IN PIAZZA CINQUECENTO, DALLE 10 ALLE 18.
![]() "Facce pulite, sguardi sorridenti, atmosfera serena. «Per capire un popolo devi conoscere la sua gente» è lo slogan. «Romania, piacere di conoscerti» è il payoff che accompagna il marchio: due mani che si stringono, con i colori della bandiera italiana e romena. Dal 25 settembre vanno in onda gli spot di una campagna mirata a contrastare i pregiudizi italiani contro i romeni. Nei prossimi giorni usciranno gli annunci stampa, sarà pubblicato un sito web e saranno avviate iniziative a Torino, Milano, Roma. Gli spot mettono in scena Nelu, ex scaricatore di camion, dal 1990 «pittore di bellezza» e amante delle canzoni di Venditti; Ionela, che fa l’infermiera e dichiara la sua passione per La vita è bella di Roberto Benigni; Dumitru, che con la sua palestra aiuta gli italiani a prevenire l’obesità; Ioana e Sorin, che lavorano assieme come cuochi e, con accento romano, raccontano che presto vorrebbero sposarsi. la campagna è stata pagata dal Governo della Romania, preoccupato dell’aumento dei fenomeni di intolleranza antiromena in Italia." http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/10/06/romania-piacere-di-conoscerti/ --> ci vorrei essere anch'io lí ( non solo a manifestare contro il decreto e contro il macello che sta combinando questo Governo). Mi pare un'ottima iniziativa. Ragazzi... la Romania é troppo bella. Provate a vedere qualche documentario: é magnifica. Non é lo stesso per tutti i rumeni. Ma lo stesso vale per tutti gli italiani. Io ve lo consiglierei (tant'é che pubblico!!). se qualcuno va... che mi racconti!!!!
http://diegozilla.blogspot.com/2008/10/romania-piacere-di-conoscerti.html in questo ultimo link: costui é decisamente contro... forse é vero che la campagna é troppo "istituzionale". ma pensa... é stata promossa dal "Governo della Romania". a me, studentessa di sdc piace. e chiedo scusa se sono diventata polemica. ItalyIl governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 [si tratta in realtà della legge 133/08. N.d.r.] del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L´acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo. Acqua in bocca. Rosaria Ruffini (Docente di teatro allo IUAV di Venezia) ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. 'Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane' sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano 'Duce, duce'. 'La scuola è bonificata'. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. 'Basta, basta, andiamo dalla polizia!' dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. 'Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!' protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: 'E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!'. Il funzionario urla: 'Impara l'educazione, bambina!'. La professoressa incalza: 'Fate il vostro mestiere, fermate i violenti'. Risposta del funzionario: 'Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra'. C'è un'insurrezione del drappello: 'Di sinistra? Con le svastiche?'. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: 'Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire'. Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: 'Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra'. Monica, studentessa di Roma Tre: 'Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?'. 'Lo vede come rispondono?' mi dice Laura, di Economia. 'Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra'. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: 'Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto'. Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. 'È contento, eh?' gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: 'Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì'. È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. 'Lei dove va?'. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: 'Non li abbiamo notati'. Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: 'Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!'. L'altro risponde: 'Allora si va in piazza a proteggere i nostri?'. 'Sì, ma non subito'. Passa il vice questore: 'Poche chiacchiere, giù le visiere!'. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae. A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. 'Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo'. ma che state dicendo? comunisti e fascisti? ma quella é storia.
NON ESISTONO.
cosa sta succedendo alla mia bella Italia?
aiutatemi a capire vi prego.
che finché ci vendono il suolo pubblico (il famoso "coperto" dei bar che paghiamo)... poi passiamo all'acqua. e ora la violenza gratuita.
a me in mente vengono solo brutte cose. e ho paura.
ma insomma... A CHE CASPITA SERVE LA STORIA???
CHE CASPITA STATE COMBINANDO???
VOGLIO TORNARE.
OH ITALIA, ORSÚ |
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